S. Antonio di Savena

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    Parrocchia di S. Antonio di Savena (Vicariato di Bologna Nord)
    Parrocco: Don Mario Zacchini
    Vicario: Don Riccardo Vattuone
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  • Dove siamo

    Via G. Massarenti 59
    40138 Bologna (BO)
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    Orari delle Sante Messe
    Festiva: Ore 8.00 – 10.00 – 10.15(*) – 11.30 – 18.30
    Prefestiva: Ore 16.45(*) – Ore 18.30
    Feriale: Ore 8.00 tutti i giorni tranne il sabato
    (*) Presso l’Istituto S.Anna
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    Telefono: 051 342101
    Email: parrocchia@santantoniodisavena.it
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    Discorso del Vescovo Matteo Zuppi durante un incontro al carcere di Ravenna, tenuto il 9 giugno 2016

    La misericordia contiene e produce tanti significati. Quest’oggi, in questo luogo di sofferenza e di speranza, di tanta umanità, vorrei parlare anzitutto della condivisione. La misericordia abbatte il confine tra giusto e peccatore, tra innocente e colpevole, perché significa pensarsi assieme, salvarsi assieme, farsi carico l’uno dell’altro. Ce lo ha insegnato tanti anni addietro Papa Giovanni XXIII, che stabilì un contatto diretto e personale con i detenuti di Regina Coeli parlando senza difficoltà del problema che colpì la sua famiglia, facendo sentire vicina la sua storia. “Venendo qui da S. Pietro mi sono rammentato che quando ero ragazzo uno dei miei buoni parenti, andando un giorno a caccia senza licenza, fu preso dai carabinieri e messo dentro. Oh, che impressione! Oh, poveretto lui! Ma sono cose che possono capitare, qualche volta, anche se le intenzioni non sono cattive. E se si sbaglia, si sconta, e noi dobbiamo offrire al Signore i nostri sacrifici. Che grande cosa, fratelli, il Cristianesimo!”. “Siete contenti che sia venuto a trovarvi? Sapevo che mi volevate, e anch’io vi volevo. Io metto i miei occhi nei vostri occhi: ma no, perché piangete? Siate contenti che io sia qui. Ho messo il mio cuore vicino al vostro”. San Papa Giovanni si è fatto carcerato con i carcerati, superando quel confine che fa guardare da lontano l’umanità di chi incontriamo in carcere. In fondo la misericordia è mettere i miei occhi in quelli del prossimo, il mio cuore accanto, dentro il cuore dell’altro. Papa Francesco raccontava pochi mesi or sono: “Ogni quindici giorni telefono ad un carcere di Buenos Aires, dove ci sono giovani e parliamo un po’ al telefono. Vi faccio una confidenza. Quando io mi incontro con uno di voi, che è in una casa circondariale, che sta camminando verso il reinserimento, ma che è recluso, sinceramente mi faccio questa domanda: perché lui e non io? Lo sento così. È un mistero. Ma partendo da questo sentimento, da questo sentire io vi accompagno”. Le parole pronunciate in questa prospettiva hanno un altro valore, perché sono di un cuore che si apre con tanta umanità e si unisce a quello degli altri, stabilendo una vicinanza che produce amicizia, che fa sentire quello che ci unisce. La misericordia prepara il futuro e lo fa iniziare oggi. E’ la sfida della speranza, quella del reinserimento sociale. Tutti facciamo sbagli nella vita. E tutti dobbiamo chiedere perdono di questi sbagli e fare un cammino di reinserimento, per non farne più. Aggiunge Papa Francesco, liberando dalle facili presunzioni di sentirsi giusti e quindi di credersi in diritto di giudicare: “Chi dice che non ha bisogno di fare un cammino di reinserimento è un bugiardo! Tutti sbagliamo nella vita e anche, tutti, siamo peccatori”.

    Sappiamo quanta sofferenza viviamo, ancora più acuta nei momenti importanti, di festa. Non dobbiamo mai fermarci, ma camminare, fare un passo ogni giorno, con l’aiuto del Signore. La misericordia significa che nessuno è così peccatore da non trovare speranza per lui. A volte siamo come accadde a San Pietro che quando vide l’amore di Gesù per lui e riconobbe che era un peccatore, si vergognò di tanta amicizia del suo maestro, pensava che non se ne fosse reso conto. Gesù lo sa bene come siamo e ci ama proprio per questo. Non lo meritiamo mai. “Si soffre dentro e si soffre anche fuori, quando uno vede che la propria coscienza non è pura, è sporca, e vuole cambiarla. Quella sofferenza che purifica, quel fuoco che purifica l’oro, è una sofferenza con speranza. C’è una cosa bella, quando il Signore ci perdona non dice: «Io ti perdono, arrangiati!». No, Lui ci perdona, ci prende per mano e ci aiuta ad andare avanti in questo cammino del reinserimento, nella propria vita personale e anche nella vita sociale. Questo lo fa con tutti noi”.

    L’Anno Santo ci propone di attraversare in maniera diversa la porta della nostra cella, tanto che questa può diventare, se la attraversiamo rivolgendo il pensiero e la preghiera al Padre, anche una piccola preghiera e un insistente desiderio di amore, proprio come se passassimo la Porta Santa, perché “la misericordia di Dio, capace di trasformare i cuori, è anche in grado di trasformare le sbarre in esperienza di libertà”. A volte noi finiamo per non credere possibile di essere diversi. Troppe delusioni date, troppe conferme di un male che ci ha portato a compiere quello che non avremmo voluto. La misericordia è più forte anche della nostra rassegnazione, che qualche volta diventa disperazione nel senso stretto, mancanza di speranza. Le delusioni date e ricevute ci rendono diffidenti, duri. A volte pensiamo che l’amore è troppo bello per essere vero. Altri che è roba da ingenui. Gesù, invece, ci crede fino alla fine. E vince. Solo l’amore vince. Amare è un verbo al futuro, lo apre e ci fa capire quello che abbiamo. E’ sempre dentro di noi ma anche avanti a noi.  E’ sempre una speranza, si deve realizzare. E’ resistentissimo l’amore. Aggiusta tutto. Anche quello che sembra rotto del tutto. Noi amiamo perché Gesù ci ama. E non si arrende alle prime difficoltà. Non lo dice agli altri e non lo fa. Ama proprio me. Questo mi fa sentire forte. E’ il più grande e ha fiducia proprio di me e proprio perché mi conosce. Con Lui non debbo imbrogliare. Quando qualcuno mi ama come sono mi sento riconciliato, importante, ho qualcosa da dare agli altri, sono più forte delle difficoltà. L’amore che mi dona ha “la forza di un aeroplano, prende in mano la tua vita e la trascina in salvo”, canta qualcuno.

    Si narra che una grande fabbrica di scarpe inviò due suoi dipendenti in alcuni paesi dell’Africa per sondare possibilità di mercato. Ritornati, uno disse: “non c’è alcuna possibilità di mercato: vanno tutti scalzi”. L’altro disse: “un grande mercato si apre: nessuno ha le scarpe”. Chi ha il discernimento dello Spirito vede in ogni difficoltà un’opportunità per il Vangelo; chi ne è privo vede in ogni opportunità una difficoltà [cfr. F-X. Van Thuan, La gioia di vivere la fede, LEV 2013, pag. 52]. Questo è l’anno del Giubileo e vogliamo che sia davvero un rinnovamento per tutti noi, una nuova speranza. Ci offre il cambiamento più importante, quello nel cuore. Non c’è pena valida senza speranza. “Una pena chiusa in sé stessa, che non dia spazio alla speranza, è una tortura, non è una pena”. Dio si fa garante per noi. Il Giubileo è come la remissione della pena, quando al casellario giudiziario incredibilmente non c’è più niente che ci riguarda! E poi ricordiamo che non c’è santo senza peccato e nessun peccatore senza futuro! Ecco, attraversiamo questa porta. Non ci si resta sulla porta: si passa per andare avanti e per trovare un nuovo futuro. La misericordia di Dio e degli uomini ci accompagna. Papa Francesco ce la testimonia. Il nome di Dio è misericordia!

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